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Resoconto
dai Convegni tenuti nel nostro Paese sui bioequivalenti
Farmaci
generici
Il
punto di medici e ricercatori sugli aspetti legislativi e clinici
_____________________________________
I
calcio-antagonisti diidropiridinici
Importanti
novità nelle raccomandazioni degli esperti del NICE 2006 e dellESH/ESC 2007
I calcio-antagonisti diidropiridinici sono attivi
specificatamente a livello dei canali ionici presenti nel distretto vascolare e grazie
alla loro esclusiva azione vasodilatatrice coronarica e periferica sono diventati
capisaldi della moderna terapia antiipertensiva.
Gli studi degli ultimi anni hanno definitivamente
dimostrato che questa classe di farmaci e in modo particolare lamlodipina besilato
rappresentano un mezzo terapeutico irrinunciabile per ridurre in modo significativo la
mortalità e la morbilità cardiovascolare.
E quanto sanciscono
le ultime linee guida emanate nel Vecchio Continente sia da parte del National Institute for Clinical Excellence, che
insieme alla British Hypertension Society ha
aggiornato le proprie raccomandazioni il 28 giugno
2006 (linee guida NICE 2006), che da parte delle Società Europee di Ipertensione e
Cardiologia (linee guida ESH/ESC 2007).
Le linee guida NICE 2006 affermano innanzitutto che i
betabloccanti non sono più farmaci di prima e di seconda scelta, e che restano adatti
solo nei pazienti ipertesi giovani, o tachicardici, o nelle donne che possono entrare in
gravidanza, o nei casi di controindicazioni o intolleranza agli altri farmaci.
Secondo gli esperti inglesi, invece, le raccomandazioni alluso
dei calcio-antagonisti nel paziente in primary
care sono ben più ampie e possono
essere riassunte così:
·
in monoterapia, quali agenti di prima scelta nei soggetti con oltre 55 anni
di età e in tutti i pazienti di razza nera
·
in tutti i soggetti in monoterapia con un ACE-inibitore in cui
sia necessario aggiungere un secondo agente
·
in tutti gli ipertesi che necessitano di una terapia a tre farmaci (calcio-antagonista +
AE-inibitore + diuretico tiazidico
·
nei pazienti giovani in trattamento beta-bloccante in cui sia
necessario associare un secondo agente per evitare
il possibile sviluppo di diabete mellito.
Nel 2007, con la pubblicazione delle linee guida ESH/ESC è
stata ulteriormente rimarcata limportanza della terapia calcioantagonista. Anche se sono
stati considerati utilizzabili in monoterapia o in associazione tutte le altre classi
farmacologiche, è stata sottolineata la grande efficacia dei calcioantagonisti in
specifiche condizioni rispetto a beta-bloccanti e ACE-inibitori.
Le
linee guida europee sottolineano come sia di fondamentale importanza il contributo
apportato dallo studio ASCOT, un trial che rappresenta un grande avanzamento in termini
conoscitivi perché ha dimostrato la superiorità di un regime a base di amlodipina
besilato rispetto a un regime a base di beta-bloccante in pazienti ipertesi ad alto
rischio cardiovascolare.
Per
valutare gli effetti differenziali tra calcio-antagonisti e ACE-inibitori, invece, le guidelines europee fanno riferimento soprattutto a
6 studi clinici, condotti su oltre 26.000 pazienti in gran parte trattati proprio con
amlodipina besilato, che hanno dimostrato di esercitare un effetto protettivo nei
confronti dellictus. In base ai dati del trial VALUE, infine, è ora chiaro che lincidenza
di infarto miocardico si riduce di più con amlodipina che con un antagonista dellangiotensina
II.
Recenti
evidenze scientifiche indicano poi che la riduzione della pressione arteriosa centrale con
amlodipina rappresenta una importante soluzione per ottimizzare la terapia
cardiovascolare. In particolare, i risultati dello studio CAFE (Conduit Artery Functional
Endpoint) hanno dimostrato sia che la pressione arteriosa centrale è un determinante
significativo degli eventi cardiovascolari, sia che anche quando sembrano avere un simile
impatto sulla pressione arteriosa brachiale, i farmaci antiipertensivi possono avere
effetti sostanzialmente differenti sulla pressione aortica centrale. Nel trial, in
particolare, un regime a base di amlodipina è risultato ridurre maggiormente la pressione
centrale rispetto al trattamento combinato beta-bloccante e diuretico e questo ha
determinato una riduzione del 16% degli eventi cardiovascolari.
Le
linee guida ESC/ESH 2007, infine, indicano le numerose e frequenti condizioni cliniche in
cui è irrinunciabile il ricorso ai calcio-antagonisti diidropiridinici, e sottolineano
che le uniche possibili controindicazioni a tali farmaci sono rappresentate dalla presenza
di una tachiaritmia o di uno scompenso cardiaco.
CONDIZIONI
CLINICHE CHE FAVORISCONO LUSO DI CALCIO-ANTAGONISTI
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
1.
Ipertensione sistolica isolata nellanziano
2.
Angina pectoris
3.
Ipertrofia ventricolare sinistra
4.
Aterosclerosi coronarica/carotidea
5.
Gravidanza
6.
Ipertensione arteriosa nei soggetti neri
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Farmaci
generici, le incertezze
COSA
DICONO I RICERCATORI
Produrre
farmaci identici dal punto di vista della tecnologia farmaceutica è difficile e pertanto non
si dovrebbe dare per scontato che tutti i farmaci generici siano completamente identici. E
quanto sostengono Armando
Genazzani
e Franco Pattarino
della Università degli Studi del
Piemonte Orientale, DiSCAFF, di Novara, in una review
sullargomento pubblicata di recente su Drugs (Drugs R D 2008; 9: 65-72).
I
ricercatori italiani ammettono che il ricorso ai farmaci generici riduce la spesa
sanitaria e dà origine a un mercato competitivo
ma a condizione che i generici siano identici al prodotto di riferimento, cioè al farmaco
originale di marca. Nonostante la legge esiga che siano dimostrate lequivalenza e la
bioequivalenza farmaceutiche garantendo in tal modo la sicurezza ed efficacia dei prodotti
generici, nella pratica clinica i farmaci equivalenti possono essere significativamente
diversi dal farmaco di riferimento soprattutto in termini di proprietà farmacocinetiche. Queste differenze sono
il più delle volte legate allimpiego di differenti tecniche farmaceutiche nella
produzione dellingrediente che rappresenta il principio attivo (es. forme
cristalline o dimensioni delle particelle differenti), negli eccipienti utilizzati (quali
lo zucchero) o nel processo produttivo in sé (es. lavorazione della compressa). Inoltre,
nellottica del paziente, il passaggio dai farmaci di marca ai generici può dare
origine a preoccupazioni legate al cambiamento.
Benché
la legislazione sui generici in tutto il mondo sia sufficiente a garantire che i prodotti
che raggiungono il mercato sono sicuri ed efficaci, i problemi di natura tecnologica
indicano che è difficile raggiungere unomogeneità tra tutti i prodotti che
contengono lo stesso principio attivo. Nellambito dei farmaci generici, il prodotto
originale è, per definizione, lo standard con cui devono confrontarsi i generici immessi
sul mercato e il suo fabbricante ha il vantaggio di aver acquisito una esperienza
documentata nel processo produttivo. Le difficoltà nel fabbricare prodotti farmaceutici
identici, secondo Genazzani e Pattarino, possono portare a concludere che, quando il
prezzo del farmaco originale è sostanzialmente identico o non significativamente più
elevato, lesperienza raggiunta dallindustria farmaceutica produttrice nonché
la qualità nota e garantita attribuiscono al composto di marca un valore aggiunto.
Del
resto il fatto che la sostituibilità dei farmaci generici non sia sempre una alternativa
costo-efficace era già stata dimostrata da Tseng
e coll. (Am J Manag Care 2006; 12: 525-532).
Secondo i risultati dello studio americano, il passaggio dal farmaco di marca al suo
equivalente generico ha causato una riduzione delluso dei farmaci (15% vs 9%), una
sospensione del trattamento (15% vs 8%) o addirittura il non inizio della terapia (10% vs
5%). Risultati analoghi erano stati ottenuti da Herma
e coll (Health Aff 2004, web exclusive W4: 455-468)
che avevano riportato che la sostituzione dei farmaci originali con i generici aveva
determinato inizialmente una riduzione immediata della spesa ma si era poi tradotta nel
medio-lungo termine a un aumento di altre voci di costo, quali quelle relative a un
peggioramento della qualità del trattamento con conseguente aumento della frequenza di
ospedalizzazioni.
LA
POSIZIONE DEI MEDICI
Nel
corso del 2008 è stata divulgata la notizia di indagini della Procura di Torino sulle
autorizzazione allimmissione in commercio dei farmaci non di marca Linchiesta, iniziata nel 2006 in seguito
alla segnalazione da parte dellAIFA (lAgenzia Italiana del Farmaco) di
irregolarità nella documentazione scientifica sulla bioequivalenza di due farmaci
generici, ha inevitabilmente alimentato le diffidenze e le perplessità che medici e
pazienti nutrono da sempre nei confronti dei farmaci equivalenti.
I
composti generici o equivalenti sono quei medicinali non più coperti da brevetto,
commercializzati direttamente con il nome del principio attivo. Il generico deve essere
per legge bioequivalente alla specialità medicina registrata, deve cioè
avere lo stesso principio attivo presente nel farmaco originale registrato e quindi le
stesse indicazioni terapeutiche.
Da
anni i medici si interrogano sullaffidabilità delle procedure di controllo delle
domande di autorizzazione provenienti dalle aziende. Già nel 2003, infatti, la FIMMG (la
Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) aveva espresso perplessità e dubbi
sui parametri di bioequivalenza selezionati dal legislatore chiedendo che la questione
fosse approfondita facendo chiarezza sui criteri sulla tipologia dei nuovi farmaci.
I
commenti attuali dei medici sono in linea con le incertezze già espresse in passato.
Anche se i farmaci generici è stata la riflessione della SIMG, la Società
Italiana di Medicina Generale, replicano la stessa composizione del farmaco
originatore, non vi è dubbio che linchiesta torinese invita a riflettere sulle
ambiguità della nomenclatura per gli equivalenti adottata dallAIFA. I dubbi
dei medici in materia di generici riguardano in particolare i margini delle bioequivalenze
che in Italia oscillano tra +20% e -20%. In termini pratici, un generico può arrivare ad
avere una efficacia fino al 20% inferiore a quella del farmaco corrispondente di
marca.
I
medici premono poi perché ci sia maggiore chiarezza anche sulle procedure di produzione
dei generici e sugli eccipienti in essi contenuti. Ammettendo di fatto le lacune su questo
argomento, alcune aziende produttrici di farmaci generici hanno finalmente recepito le
richieste di medici e pazienti, iniziando una compagna di segnalazione degli eccipienti,
specie lattosio e glutine, al fine di ridurre il rischio di effetti collaterali nei
pazienti con intolleranze alimentari e allergie.
Altro
problema sorto con lintroduzione dei generici riguarda la sostituibilità dei
farmaci originali che in alcune regioni italiane è stata imposta per legge ai farmacisti.
E il caso della Regione Lazio che dal 2007 ammette luso dei farmaci di
marca solo se il medico ne indica nella ricetta la non sostituibilità per
documentata intolleranza, allergia, non risposta alla terapia, concomitante terapia con
teofillina o completamento di precedenti cicli di cura. I medici però vogliono la
garanzia che il prodotto prescritto non venga sostituito in farmacia con un altro
equivalente. Soprattutto in caso di principi attivi con un margine terapeutico ristretto,
infatti, la sostituzione rappresenta nella pratica clinica una potenziale fonte di
problemi gli effetti secondari dovuti agli eccipienti, per i problemi di compliance legati
alla variazione della prescrizione e perché spesso i pazienti pongono domande
preoccupate. La FIMMG Laziale ha ottenuto la
salvaguardia della continuità terapeutica nel rispetto del paziente. In altre parole, i
medici di medicina generale non devono cambiare le terapie in atto con farmaci generici
nei pazienti dove queste hanno dimostrato di essere efficaci. E infatti possibile
prescrivere un farmaco generico quando si inizia una nuova terapia ma è potenzialmente
pericoloso cambiare un trattamento già in atto, scelto in precedenza in base alle linee
guida internazionali e ai criteri della evidence
based medicine.
Discusso
il ruolo dei calcio-antagonisti diidropiridinici al XXV Congresso Nazionale della SIIA
Amlodipina
sempre protagonista
Presentati
a Roma i risultati del trial multicentrico ACCOMPLISH
Ha oltre
20 anni ma non li dimostra. E amlodipina, il calcio-antagonista diidropiridinico
più diffuso e più studiato che continua a rappresentare un farmaco di riferimento
assoluto nella cura dellipertensione arteriosa e che è stato ancora una volta
protagonista dellinteresse dei maggiori opinion leader. E accaduto
durante il XXV Congresso Nazionale della SIIA, la Società Italiana dellIpertensione
Arteriosa, svoltosi a Roma dal 2 al 5 ottobre 2008.
Durante il
Dibattito sul Ruolo delle combinazioni fisse con calcioantagonista dopo lo studio
ACCOMPLISH è intervenuto Giuseppe Mancia, dellUniversità di Milano-Bicocca, Ospedale San Gerardo, Monza, che ha ricordato i
punti cruciali delle attuali linee guida europee dellipertensione arteriosa. Esse
raccomandano che la terapia di combinazione sia di prima scelta, che la riduzione dei
valori pressori raggiunga i valori target, che limpiego dei diuretici
avvenga solo in seconda battuta e che la terapia antiipertensiva sia prescritta anche in
caso di sindrome metabolica.
Il beneficio assicurato da una terapia antiipertensiva
ha affermato Mancia è in primo luogo determinato dalla riduzione della pressione
arteriosa di per sé piuttosto che dalla scelta del farmaco. Ma è altrettanto importante
che il controllo della pressione arteriosa sia raggiunto rapidamente nei pazienti ad alto
rischio. Da questo punto di vista, non tutti i farmaci antiipertensivi sono uguali. A
dimostrarlo vi sono i risultati dello studio Blood Pressure Lowering Treatment Trialists'
Collaboration e del trial VALUE (Valsartan
Antihypertensive Long-term Use Evaluation), nel quale i pazienti randomizzati ad
amlodipina piuttosto che a valsartan hanno raggiunto valori pressori di 4 mm Hg più bassi
già nei primi 6 mesi di trattamento e ciò si è associato a una riduzione degli eventi
cardiovascolari. I risultati del VALUE,
infatti, hanno dimostrato che lincidenza di infarto miocardico si riduce più con
amlodipina che con valsartan, e più in
generale i risultati di tanti studi e meta-analisi sono ormai univoci nel dimostrare lefficacia
e la sicurezza duso dei calcio-antagonisti nei pazienti con ipertensione arteriosa.
Le nuove linee guida affermano poi che vi deve essere più spazio
per la terapia di associazione.
Il ruolo
centrale di amlodipina nella terapia antiipertensiva ha trovato una nuova conferma nel
trial ACCOMPLISH (Avoiding Cardiovascular events through COMbination
therapy in Patients Living with Systolic Hypertension), i cui risultati definitivi
sono stati presentati da Bjorn Dahlof, della Sahlgrenska University di Ostra, Svezia.
ACCOMPLISH
è il primo studio clinico ad aver valutato lefficacia di due combinazioni di
molecole tra le più utilizzate nella pratica medica, per ridurre eventi cardiovascolari
in pazienti ipertesi ad alto rischio. A ottobre 2007 lo studio è stato precocemente
interrotto per gli evidenti benefici raggiunti in uno dei due bracci di trattamento, in
termini di riduzione degli eventi cardiovascolari di morbilità e mortalità. NellACCOMPLISH, sono stati arruolati 11.400 uomini e donne di
età uguale o superiore a 55 anni con una pressione arteriosa sistolica >160 mm
Hg o già in terapia anti-ipertensiva, con evidenza di una malattia cardiovascolare, di
una nefropatia o di un danno di un organo bersaglio. Oltre il 70% dei pazienti arruolati
era già stato trattato con lassociazione di due o più farmaci anti-ipertensivi e
solo il 37,5% di loro presentava un buon controllo dei valori pressori di base. Il protocollo dello studio prevedeva che i
pazienti sospendessero il trattamento in corso e, senza una fase di washout, fossero
randomizzati al trattamento di associazione con benazepril più idroclorotiazide o con
amlodipina più benazepril. A 36 mesi, i livelli di pressione arteriosa erano migliorati
in maniera significativa e oltre il 75% dei pazienti in entrambi i gruppi di trattamento
presentava valori pressori <140/90 mmHg. Il trattamento con benazepril più amlodipina
ha comportato una riduzione del 20% degli eventi cardiovascolari, quali morte
cardiovascolare, infarto miocardico fatale/non fatale, ictus fatale/non fatale, ricovero
per angina instabile e rivascolarizzazione coronarica del 20%, rispetto ai soggetti
trattati con lassociazione benazepril/diuretico. I ricercatori dellACCOMPLISH
hanno quindi concluso che associare amlodipina piuttosto che un diuretico a un
ACE-inibitore potenzia significativamente lazione antiipertensiva e assicura una
migliore protezione cardiovascolare.
ACCOMPLISH: endpoint primario* e secondario
|
Parallelamente ai risultati dei trial clinici,
anche le ricerche sperimentali ampliano le conoscenze sui meccanismi dazione di
amlodipina. In particolare, grazie agli studi di base sappiamo che i calcio-antagonisti aumentano la produzione endoteliale di
ossido nitrico (NO), riducono lo stress ossidativo, diminuiscono la progressione dellateroma
e accentuano la protezione vascolare. E
quanto emerso durante il simposio che la SIIA ha organizzato congiuntamente alla SISA
(Società Italiana per lo Studio dellAterosclerosi).
Daniele Versari, del
Dipartimento di Medicina Interna dellUniversità di Pisa, ha spiegato i meccanismi
con cui lipertensione arteriosa determina un progressivo danno vascolare. Lipertensione
contribuisce a determinare lo sviluppo di aterosclerosi attraverso molteplici alterazioni
funzionali e strutturali. Molto verosimilmente, lipertensione agisce determinando
uno stress ossidativo che a sua volta causa sia lattivazione dei geni sensibili alla
ossidazione nelle cellule endoteliali e muscolari lisce, sia la ridotta disponibilità di
ossido nitrico.
Questi due
meccanismi aumentano le molecole di adesione che portano a un aumento del reclutamento di
cellule mononucleate con conseguente stimolo del processo di arteriosclerosi.
Come si
può bloccare questa catena di eventi?
La
risposta è arrivata da Stefano Taddei, Professore di Medicina Interna dellUniversità
di Pisa, che ha portato le evidenze che dimostrano come la terapia con calcio-antagonisti
e statine sia in grado di modificare significativamente la composizione della placca
aterosclerotica.
In
aggiunta, i calcio-antagonisti sono i farmaci che più di altri hanno mostrato di
influenzare significativamente il danno endoteliale nelliperteso. In particolare, è stato di recente dimostrato che
6 mesi di terapia con amlodipina migliora la funzione endoteliale e che questo effetto si
esercita attraverso il miglioramento di tutti gli indici di stress ossidativo. Limportanza
clinica di questi effetti di amlodipina è stata ben evidenziata dai risultati dello
studio CAFE nel quale un regime terapeutico a base di amlodipina ha ridotto maggiormente
la pressione aortica centrale rispetto a un trattamento a base di atenololo.
Studio ASCOT
Il trial
ASCOT ha incluso oltre 19.000 uomini e donne con ipertensione arteriosa con un rischio
moderato di attacco cardiaco e ictus. Come terapia antiipertensiva, i pazienti hanno
ricevuto farmaci moderni, come il calcio-antagonista di terza generazione amlodipina ed
eventualmente lACE-inibitore perindopril, oppure una terapia più tradizionale, a
base di un beta-bloccante (atenololo) ed eventualmente diuretico (tiazidico). In aggiunta,
più della metà dei pazienti con una colesterolemia totale normale o solo di poco sopra i
limiti della norma era anche trattata con un farmaco ipolipemizzante, atorvastatina, o con
placebo, nel corso di una fase parallela dello studio, già concluso nel 2002, al fine di
valutare gli effetti aggiuntivi della terapia con statine nellipertensione. I
risultati finali del trial ASCOT, che è stato condotto nel Regno Unito, in Irlanda e nei
Paesi Scandinavi, ha dimostrato che rispetto alle vecchie terapie tradizionali il ricorso
a farmaci antiipertensivi moderni come i calcioantagonisti riduce il rischio di ictus di
circa il 25%, il rischio coronarico di circa il 15%, il rischio di decesso cardiovascolare
di circa il 25%, oltre a diminuire linsorgenza di nuovi casi di diabete del 30%. E
il fatto che i risultati osservati nellASCOT con amlodipina siano stati marcatamente
favorevoli è dimostrato dalla decisione presa dallo Steering
Committe di interrompere anticipatamente il trial alla fine del 2004. Così facendo sono state recepite le
raccomandazioni del Data Safety Monitoring Board che nel corso del follow-up ha rilevato
che i pazienti trattati con atenololo/tiazidico erano sempre più svantaggiati rispetto ai
pazienti trattati con amlodipina e perindopril.
Trial CAFE
I
risultati del trial CAFE indicano che la pressione al braccio non corrisponde affatto alla
pressione nel resto dellorganismo e in particolare a quella a livello aortico e
cerebrale, e che il regime terapeutico a base di amlodipina esercita effetti più
favorevoli sulla forma di onda pressoria e sulla pressione dei grandi vasi rispetto al
trattamento betabloccante.
Tavola Rotonda durante la V Edizione degli
Aggiornamenti in Tema di Ipertensione Arteriosa
Bioequivalenti:
Qualità e risparmio?
Brain
storming sul confronto tra farmaco generico e farmaco di marca
Farmaci
generici al centro dellattenzione di medici, farmacisti e rappresentati delle
Istituzioni e dellindustria farmaceutica durante la Tavola Rotonda su FARMACI
GENERICI: QUALITÀ E RISPARMIO svoltasi
durante la V Edizione degli Aggiornamenti in Tema di Ipertensione Arteriosa. Il meeting si
è tenuto dal 10 al 12 ottobre 2008 allIsola dElba ed è stato organizzato dal
Centro
per la Prevenzione, Diagnosi e Terapia dellIpertensione Arteriosa e della Nefropatia
Cronica della ASL 6 di Livorno
Allincontro,
che ha avuto come moderatori Mario Del Tacca, Ordinario
di Farmacologia dellUniversità di Pisa e Antonio
Salvetti, Ordinario di Medicina Interna dellUniversità di Pisa, sono
intervenuti esperti famosi che sono stati chiamati in primo luogo a fornire la personale
visione sul mondo dei generici.
Corrado
Blandizzi, farmacologo dellUniversità
di Pisa, ha dapprima spiegato cosa sia un farmaco generico,
mentre gli aspetti qualitativi ed economici sono stati affrontati da Ezio Degli Esposti,
Responsabile della Unità di Valutazione della Efficacia Clinica del
Policlinico Umberto I di Roma e da Fabio Lena, Responsabile
Politica del Farmaco della ASL 6 di Livorno. Infine, le posizioni dellindustria del
farmaco generico e delle aziende farmaceutiche produttrici dei farmaci
di marca sono state rappresentate rispettivamente da Giorgio Foresti, Managing
Director di Ratiopharm Italia, e da Sergio
Daniotti, Country Manager di Boehringer-Ingelheim Italia.
Il generico è un medicinale a base di uno o più principi
attivi, prodotto industrialmente, non protetto da brevetto o da certificato protettivo
complementare, identificato dalla denominazione comune internazionale del principio attivo
o, in mancanza di questa, dalla denominazione scientifica del medicinale, seguita dal nome
del titolare dell'AIC. Ogni generico deve essere bioequivalente rispetto ad una
specialità medicinale già autorizzata con la stessa composizione quali-quantitativa in
principi attivi, la stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche.
Almeno dal
punto di vista legislativo, la qualità del generico non dovrebbe essere posta in
discussione. Difatti, i procedimenti adottati per la produzione e il controllo di qualità
del farmaco generico devono rispettare tutti i principi e le linee guida delle Norme di
Buona Fabbricazione, ragion per cui il farmaco generico è formalmente un prodotto con le
stesse garanzie di qualità della corrispondente specialità.
Nella
pratica clinica quotidiana, tuttavia, i medici hanno ripetutamente espresso perplessità
sulla reale equivalenza tra farmaci di marca e farmaci generici. A questo proposito è
importante la farmacovigilanza a tutela della salute pubblica tramite la sorveglianza e la
prevenzione delle reazioni avverse a medicinali. Tale attività è espletata da centri che
si occupano della valutazione e della elaborazione dei dati raccolti sulle reazioni
avverse e promuovono iniziative educativo/informative per illustrare i risultati dellattività
di sorveglianza e per sensibilizzare gli operatori sanitari e i cittadini alla
segnalazione spontanea delle reazioni avverse quale strumento indispensabile per la
prevenzione del rischio associato alluso dei farmaci.
Molto
importante è poi il servizio di informazione, relativo al corretto uso di farmaci e altri
prodotti, rivolto a cittadini e operatori sanitari che richiedano informazioni circa casi
di reazioni avverse, provvedimenti adottati dalle agenzie nazionali e internazionali,
modalità di compilazione della scheda di segnalazione ed informazioni sulla legislazione
italiana relativa alla farmacovigilanza.
Un
corretto uso dei farmaci generici potrebbe comportare un risparmio sulla spesa
farmaceutica permettendo di ottimizzare limpiego delle risorse economiche
disponibili. E proprio la farmacoeconomia è
stato un altro importante aspetto emerso durante la Tavola Rotonda. A 6 anni da quando anche in Italia è entrata a pieno regime la
normativa sui farmaci generici che consente al farmacista di sostituire il farmaco di
marca prescritto dal medico con un farmaco equivalente, il nostro mercato indica che si
tratta di una realtà ancora piccola ma in costante crescita. A dimostrarlo sono i dati
del 2007, che ha visto la spesa farmaceutica rientrare nel tetto di spesa, pari al 13%
della spesa sanitaria, fissato a 12.229 milioni di euro. Il risultato positivo in termini
di contenimento della spesa nel 2007 è stato dovuto in parte alla riduzione del valore
medio di ciascuna ricetta (-10,6%). Il comparto dei farmaci generici ha mostrato una
crescita pari a +24% rispetto al 2006 nel numero di confezioni vendute e pari a +30%
rispetto al 2006 per la spesa generata. Interessante è poi lanalisi delle classi
terapeutiche dove è risultato prescritto più frequentemente il farmaco generico, che
sono state quella degli inibitori di pompa (15% del totale), dei composti contro lipertrofia
prostatica benigna (6,7%), delle benzodiazepine (23,3%) e dei corticosteroidi topici
(29,3%).
La diffusione dei generici non deve però
compromettere i principi e le risorse su cui si basa lIndustria Farmaceutica
tradizionale. In primo luogo è necessario difendere
il principio della brevettabilità, essenziale per salvaguardare gli investimenti nella
ricerca. Ogni nuovo farmaco infatti comporta ingenti investimenti economici e va poi
tenuto presente che I dati degli ultimi anni evidenziano che la dinamica del prezzo tra
farmaco originatore e il corrispondente generico è caratterizzata dal progressivo
allineamento del farmaco di marca al prezzo dei generici così che tende a diventare
davvero minimo il differente impatto economico tra farmaco di marca e farmaco generico.
Simposio
multidisciplinare durante la IX Edizione delle Giornate Cardiologiche in Sardegna
Sostituzione
dei farmaci di marca
Illustrati
i dispositivi di legge che regolamentano gli agenti bioequivalenti
La
sostituzione dei composti di marca con i generici tuttavia non manca di avere implicazioni
sia legali che cliniche. E quanto emerso durante il Simposio intitolato I
farmaci generici in Italia tenuto durante le Giornate Cardiologiche in
Sardegna svoltesi dal 9 all11 ottobre 2008 a Chia Laguna, Domus de Maria,
Cagliari.
Maurizio
Vaccaro, del Dipartimento di Medicina Legale dellUniversità Sapienza di
Roma, ha riportato il punto di vista del medico-legale sul problema della sostituzione dei
farmaci.
Il
medicinale generico, è stato per la prima volta identificato in Italia ed introdotto con
la Legge Finanziaria del 1996 (28.12.95) che lo definisce come un Medicinale, la
cui formulazione non sia più protetta da brevetto, a denominazione generica del principio
attivo seguita dal nome del titolare della AIC. Il Decreto Legge n. 323 del 20
giugno 1996 convertito in Legge n. 425 dell8 agosto 1996, costituisce la prima
normativa italiana riguardante i generici e ha emendato e ampliato la definizione di
medicinale generico. Lart. 1 comma 3 cita: Il medicinale generico è un
medicinale a base di uno o più principi attivi, prodotto industrialmente, non protetto da
brevetto o da certificato protettivo complementare, identificato dalla denominazione
comune internazionale del principio attivo o, in mancanza di questa, dalla denominazione
scientifica del medicinale, seguita dal nome del titolare dellAIC, che sia
bioequivalente rispetto ad una specialità medicinale già autorizzata con la stessa
composizione quali-quantitativa in principi attivi, la stessa forma farmaceutica e le
stesse indicazioni terapeutiche.
La bioequivalenza
tra farmaco di riferimento e generico viene valutata essenzialmente mediante lo studio
della biodisponibilità che ne costituisce preliminare indispensabile. La
bioequivalenza, a sua volta, costituirebbe presupposto per ipotizzare una probabile equivalenza
terapeutica.
La
biodisponibilità di un prodotto farmaceutico viene valutata dal profilo medio delle curve
di concentrazione-tempo del principio attivo misurato su un campione di soggetti.
In particolare, si utilizza il parametro area sotto la curva come
indicatore della quantità di farmaco reso biodisponibile, la concentrazione di
picco massimo come indicatore di velocità in cui il principio attivo è reso
disponibile e il tempo di picco massimo come indicatore di velocità in
cui il principio attivo è reso disponibile.
Viene
presunto che due prodotti con profili di biodisponibilità sufficientemente simili
(bioequivalenti) siano anche equivalenti dal punto di vista terapeutico.
Lequivalenza
terapeutica viene presunta in base ad una bioequivalenza tra due farmaci confrontati. Gli
studi che misurano la bioequivalenza dei prodotti non utilizzano parametri clinici di
efficacia ma confrontano la biodisponibilità sistemica di due prodotti, che può
risultare simile ma non uguale, sul presupposto che due prodotti farmaceutici, pur
possedendo un profilo di disponibilità anche diverso, (purchè compreso in un certo
ambito), possano essere equivalenti anche sul piano terapeutico.
Le norme
internazionali stabiliscono un range di variabilità convenzionale come intervallo
accettabile di bioequivalenza. Tale intervallo di variabilità accettabile è
fissato a livello internazionale nel range tra 0,80-1,25 allorquando si considera la media
dei rapporti individuali tra area sotto la curva del farmaco testato e area sotto la curva
della formulazione standard. Lentità di questa variazione accettabile è stata
stabilita in base al concetto che la variabilità individuale della risposta terapeutica
è generalmente molto ampia, anche più ampia del range di variabilità fissato per il
test di bioequivalenza.
Diversi
autori, sottolineano, tuttavia che per alcuni farmaci aventi una finestra
terapeutica molto stretta, lattuale convenzionale intervallo di bioequivalenza
potrebbe essere troppo ampio e perciò inadeguato a garantire con sufficiente
affidabilità che due prodotti bioequivalenti lo siano anche terapeuticamente.
In
considerazione di tale assunto, è possibile affermare che la metodologia utilizzata dagli
studi di bioequivalenza, consente di stimare la bioequivalenza media e la
bioequivalenza di popolazione ma non consente di valutare la bioequivalenza
individuale. Il medico e il paziente che utilizzino un farmaco bioequivalente,
potranno aspettarsi un risultato terapeutico mediamente equivalente. Tale
problema è particolarmente sentito per i farmaci ad uso cronico dotati di scarsa
maneggevolezza e di basso indice terapeutico. Pertanto, pur rimanendo valido genericamente
il concetto di sostituibilità tra farmaco di riferimento e farmaco generico
bioequivalente, risulta per il medico fondamentale conoscere il range di scostamento dei
parametri di confronto del farmaco alternativo al fine di poter scegliere in modo più
efficace possibile il prodotto che più si avvicina a quello di riferimento.
Un altro
importante punto critico dei generici dal punto di vista medico-legale riguarda gli
eccipienti dei farmaci.
La
normativa vigente stabilisce che i generici debbano avere: la stessa composizione quali-quantitativa in principi
attivi, la stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni farmaceutiche. Di
contro non vengono dettate norme per quanto
attiene alla composizione degli eccipienti. Tale lacuna normativa può avere ripercussioni
giudiziarie nella pratica medica, allorquando si verifichino problematiche di natura
allergica o di generica intolleranza a diversi tipi di sostanza. Seri effetti collaterali
si possono infatti dare prescrivendo inconsapevolmente farmaci generici con eccipienti che
contengono zuccheri ai diabetici, farmaci con amidi di grano ai celiaci oppure ancora
farmaci con altri dolcificanti che come la saccarina possono favorire una allergia
crociata con i sulfamidici o come laspartame che è controindicato nei pazienti
affetti da fenilchetonuria.
I
generici nella pratica clinica
Discusse
le cause che possono determinare insuccessi terapeutici ed eventi avversi
In primo
luogo, è importante tenere sempre presente che le
linee guida sulla bioequivalenza prevedono la somministrazione del farmaco in dose
singola. Va però sempre considerato che molti
farmaci, soprattutto quelli ad elevata emivita, svolgono lazione terapeutica allo steady state. In aggiunta, i farmaci sono
prescritti non una tantum ma in modo cronico, a volte anche per periodi lunghi
10 o 20 anni come nel caso degli antiipertensivi.
Un secondo aspetto che compromette il
trasferimento automatico dei dati sui generici necessari per la registrazione nella
pratica clinica è il fatto che gli studi che attestano la bioequivalenza sono spesso
eseguiti su volontari giovani e sani. Sempre a proposito dei farmaci antiipertensivi
andrebbe invece considerato che essi sono prescritti ad una popolazione sempre più
anziana e con un elevato profilo di rischio cardiovascolare.
Altro punto critico è il fatto che
gli studi di farmacocinetica clinica in dose singola con dimostrazione di
bioequivalenza nei volontari sani sono talora condotti su pochi soggetti arruolati in
paesi non occidentali, quali Corea, Giordania, Indonesia, Thailandia. E quanto
avvenuto anche per farmaci molto noti e diffusi, come è il caso di amlodipina.
Sempre amlodipina è stata in verità
protagonista anche di uno dei rari studi di confronto clinico tra formulazione brand
e formulazione generica. Kim S.H. e coll hanno infatti pubblicato nel 2007 su
Clinical Therapeutics i risultati di uno studio di fase III, prospettico, in doppio cieco,
nel quale 161 pazienti con ipertensione lieve-moderata non complicata sono stati
randomizzati a ricevere amlodipina besilato o amlodipina camsilato. I risultati del trial
non hanno messo in evidenza differenze
significative in termini di efficacia e tollerabilità tra generico e brand, ma va però
tenuto presente che la durata della terapia è stata di sole 8 settimane.
Problemi clinicamente seri sono stati
invece rilevati con un altro calcio-antagonista, verapamil, nello studio di Carter B.L. e
coll pubblicato su Pharmacotherapy nel 1993.
Nel trial è stato osservato che una formulazione generica di farmaco risultata
bioequivalente nei soggetti giovani e sani ha invece determinato un aumento patologico
dellintervallo PR sullelettrocardiogramma nei pazienti anziani.
Risultati altrettanto importanti sono
stati ottenuti confrontando le formulazioni generiche di carvedilolo rispetto alla forma
brand. E quanto emerso nello studio di Smith J.C. e coll pubblicato nel
2006 su Current Medical Research Opinion nel quale le proprietà farmaceutiche di 35
formulazioni generiche di carvedilolo, prodotte da 20 ditte diverse e vendute in 19 paesi,
sono state confrontate con il farmaco di riferimento. I risultati dello studio hanno messo
in evidenza che spesso le formulazioni generiche presentavano una quantità di principio
attivo non corretta (n=3), la presenza di impurità in eccesso di 0,3% (n=1), una durezza
non conforme allo standard (n=11) e un profilo di dissoluzione in vitro non equivalente
(n=9). Gli autori della ricerca hanno quindi concluso che le copie generiche di
carvedilolo non conformi agli standard di qualità possono determinare fallimenti
terapeutici e/o effetti avversi.
Nella pratica clinica sono poi
frequenti i problemi scaturiti dagli eccipienti presenti nei generici. Le autorità regolatorie stabiliscono che il
prodotto generico deve contenere lo stesso principio attivo del prodotto di marca (dose,
concentrazione e via di somministrazione), ma non dettano norme particolari per gli
ingredienti inerti affermando solo che essi devono essere generalmente riconosciuti
come sicuri. Tuttavia, quando si impiegano farmaci con basso indice terapeutico,
scarsa solubilità o cinetiche non lineari, luso di eccipienti diversi può influire
sulle concentrazioni plasmatiche del generico modificandone il rapporto
efficacia/sicurezza. E quanto dimostrato da Chen M.L. e coll in uno studio condotto
proprio al fine di valutare gli effetti sulla bioequivalenza di eccipienti differenti. I
risultati della ricerca, pubblicati nel 2007 su Pharmaceutical Research, hanno messo in
evidenza che con sorbitolo piuttosto che con saccarasio si ottenevano valori più bassi di
concentrazione massima del farmaco (-23%) e di area sotto la curva (-7,5%).
In conclusione, anche se teoricamente
i farmaci generici sono strumenti molto utili per le politiche volte al contenimento della
spesa sanitaria, nella pratica clinica i farmaci generici sono impiegati sulla base dei
risultati di studi di bioequivalenza su piccoli gruppi di volontari giovani, sani ed in
singola dose, forse non trasferibili nella clinica per formulazioni da utilizzare in
cronico, in pazienti più anziani e ad elevato rischio cardiovascolare. In secondo luogo, la sostituzione automatica del
farmaco di marca con un generico (o tra generici di diversa origine) da parte di personale
non medico non è accettabile, soprattutto per pazienti ad elevato rischio di eventi. Infine, nella fase post-marketing sono necessari
programmi di controllo della qualità farmaceutica, di valutazione del rischio clinico e
di farmacovigilanza dei farmaci generici.
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