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European Meeting on Hypertension
Terapia di combinazione
di prima scelta, riduzione dei valori pressori target, valutazione del rischio
cardiovascolare globale, impiego dei diuretici solo in seconda battuta e terapia
antiipertensiva nella sindrome metabolica. Sono questi i punti cruciali che saranno
affrontati dalle nuove linee guida sullipertensione arteriosa che sono attualmente
revisionate congiuntamente dalla European Society of Hypertension e dalla European Society
of Cardiology.
Le nuove linee
guida saranno disponibili nel
Il
primo punto affrontato riguarderà i livelli pressori target di 140/90 mm Hg.
Il beneficio
assicurato da una terapia antiipertensiva afferma Mancia è in primo luogo
determinato dalla riduzione della pressione arteriosa di per sé piuttosto che dalla
scelta del farmaco. A dimostrarlo vi sono i risultati dello studio Blood Pressure Lowering
Treatment Trialists' Collaboration e del trial VALUE (Valsartan Antihypertensive Long-term
Use Evaluation), nel quale i pazienti randomizzati ad amlodipina piuttosto che a valsartan
hanno raggiunto valori pressori di
Lobiettivo
pressorio da raggiungere sarà ancora una volta più basso nei pazienti ad alto rischio.
In questi casi la
pressione deve essere inferiore a 130/80 mm Hg precisa Mancia come ben
indicano i dati del IDNT (Irbesartan Diabetic Nephropathy Trial).
Le nuove linee guida
affermarano poi che vi deve essere più spazio per la terapia di associazione.
Ulteriori evidenze
a sostegno di tale scelta ricorda Mancia sono proprio di recente emerse dal
trial ASCOT (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial), nel quale circa il 90% dei
pazienti, tutti ad alto rischio, sono stati trattati con una combinazione di farmaci per
poter raggiungere i valori pressori target.
Per quanto riguarda il
rischio cardiovascolare totale, le nuove linee guida richiameranno lattenzione dei
medici alla necessità di quantificare periodicamente il danno dorgano eventuale.
Per valutare in
modo puntuale il profilo di rischio di un paziente iperteso riflette Mancia non
ci si può limitare alle carte del rischio ma è necessario eseguire un completo iter
diagnostico cardiovascolare e rilevare leventuale presenza di un danno dorgano
subclinico. Studi come il LFE (Losartan Intervention For Endpoint Reduction in
Hypertension) hanno dimostrato che la regressione dellipertrofia ventricolare
sinistra e la riduzione della secrezione urinaria di proteine con la terapia
antiipertensiva si associano a una riduzione della mortalità e della morbilità
cardiovascolare. E inoltre sempre più evidente il ruolo del monitoraggio
domiciliare e dinamico della pressione arteriosa.
I risultati del
VALUE ricorda Mancia hanno dimostrato che lincidenza di infarto
miocardico si riduce più con amlodipina che con valsartan,
e più in generale i risultati di tanti studi e meta-analisi sono ormai
univoci nel dimostrare lefficacia e la sicurezza duso dei calcio-antagonisti
nei pazienti con ipertensione arteriosa.
Maggiore cautela sarà
invece prestata sulle reali proprietà extra-pressorie di ACE-inibitori e sartani.
A proposito della
presunta protezione offerta contro lo stroke afferma Mancia vi sono stati due
studi a favore, LIFE e MOSES, e due studi contro, SCOPE e ACCESS, e pertanto sarà
necessario bilanciare le evidenze disponibili. Analogamente per quanto riguarda la
prevenzione della fibrillazione atriale appare ragionevole aspettare ulteriori conferme e
soprattutto comprendere il meccanismo di azione prima di trarre conclusioni definitive.
Vera novità delle linee
guida 2007 sarà costituita dallo spazio che sarà dedicato allimpatto metabolico
dei farmaci antiipertensivi.
Linsorgenza
di diabete mellito in corso di terapia sottolinea Mancia si verifica meno
frequentemente con i calcio-antagonisti e i bloccanti del sistema
renina-angiotensina-aldosterone rispetto ai diuretici e ai betabloccanti e pertanto queste
due classi dovranno essere evitate nei pazienti con sindrome metabolica.
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Presentati durante lEuropean Meeting on Hypertension svoltosi
a Madrid i favorevoli risultati su doxazosina emersi nel trial Anglo-Scandinavian Cardiac
Outcomes Trial - Blood Pressure Lowering Arm
Dal Trial ASCOT nuovi dati sullefficacia
di doxazosina
Laggiunta di doxazosina alla terapia in atto in 10.069
pazienti ha ridotto significativamente la pressione arteriosa e i livelli di tutte le
frazioni lipidiche
Una ulteriore analisi dei risultati del
grande trial multicentrico ASCOT-BPLA (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial -
Blood Pressure Lowering Arm) fornisce la definitiva conferma che doxazosina è un farmaco
antiipertensivo ideale nella terapia di combinazione dellipertensione arteriosa.
E quanto emerso durante lo European Meeting on Hypertension,
limportante convegno annuale organizzato dalla European Society of Hypertension che
questanno si è svolto a Madrid, Spagna, dal 12 al
Anche se molte
linee guida dellipertensione arteriosa raccomandano luso degli alfa-bloccanti
nelle terapie di combinazione, i dati a supporto di tale indicazione sono stati a lungo
non conclusivi. E quanto affermato
da Peter Sever,
dellImperial College, Londra, Regno Unito, responsabile del trial
ASCOT. Questa premessa spiega
perché siano tanto importanti sottolinea Sever i risultati emersi dalla
ulteriore analisi del braccio pressorio del trial ASCOT.
Lanalisi
statistica ha infatti evidenziato che quando la pressione arteriosa non è controllata dal
trattamento in atto laggiunta di doxazosina è altamente efficace in terza battuta
ed esercita un effetto benefico, piccolo ma statisticamente significativo, sul quadro
lipidico.
NellASCOT-BPLA
ha premesso Neil Chapman, del St. Mary's
Hospital, di Londra, Regno Unito, se la pressione arteriosa non veniva ridotto ai
valori target
con limpiego di due farmaci oppure il trattamento era compromesso dallinsorgenza
di effetti collaterali, poteva essere aggiunta doxazosina a dosi comprese tra 4 e 8 mg al
giorno.
Complessivamente sono
stati trattati con doxazosina 10.069 pazienti (80% uomini e con età media di 62,6 anni)
nei quali il farmaco è stato aggiunto dopo una media di 1,28 anni dal momento della
randomizzazione. La durata mediana di uso ininterrotto di doxazosina è stata di 1,01
anni. Le dosi medi iniziali e finali di doxazosina sono stati rispettivamente pari a 4,1
mg al dì e a 7,0 mg al dì.
Il valore medio di
pressione arteriosa sistolica ha affermato Chapman si è ridotto in modo
statisticamente significativo di
Degno di nota è
sicuramente il fatto che nello studio sono stati registrati effetti benefici sui valori di
colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi, tutti apparsi ridotti
in modo statisticamente significativo (P<0.0001) dopo terapia con doxazosina.
Lincidenza di
eventi collaterali tra tutti i pazienti trattati con doxazosina è stata del 25,1%.
Tra i pazienti che
hanno interrotto la terapia con doxazosina ha specificato Chapman i sintomi
più frequentemente riportati sono stati vertigine (20,7%), astenia (14,8%), cefalea
(8,9%) ed edema (8,1%).
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