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Trial CAFE

The "Conduit Artery Functional Endpoint" Study

Un regime terapeutico a base di amlodipina riduce maggiormente la pressione aortica centrale rispetto a un trattamento a base di atenololo.

Sono questi i risultati salienti del trial CAFE (Conduit Artery Functional Endpoint), il primo dei sottostudi originati dal grande trial multicentrico ASCOT (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial) pubblicati sul numero della prestigiosa rivista scientifica americana Circulation del 7 Marzo 2006 (Circulation 2006; 113: 1213-1225).

Il trial CAFE è stato il primo studio nel quale sono state ripetutamente effettuate misurazioni della pressione aortica centrale e anche il primo a dimostrare che la riduzione della pressione aortica centrale è cruciale per la gestione ottimale dei pazienti con ipertensione arteriosa. Proprio tale riduzione è stata verosimilmente alla base della migliore prognosi osservata nell'ASCOT nei pazienti sottoposti a un regime terapeutico a base del calcio-antagonista amlodipina.

I dati del CAFE infatti indicano che la pressione aortica centrale può essere maggiormente predittiva di eventi cardiovascolari, quali l'ictus e l'attacco cardiaco, rispetto alle tradizionali misurazioni di pressione arteriosa effettuate al braccio a livello dell'arteria brachiale.

Il Razionale dello Studio

La pressione arteriosa misurata sulla arteria brachiale viene considerata per convenzione sovrapponibile alla pressione della circolazione centrale. Tuttavia, i parametri di  pressione aortica centrale e il carico emodinamico sono determinati non solo dalla portata cardiaca e dalle resistenze vascolari periferiche ma anche dalla rigidità dei condotti arteriosi e dalla grandezza e durata delle riflessioni delle onde pressorie.  In aggiunta, l’equiparazione tra pressione arteriosa brachiale e pressione aortica centrale è stata di recente messa in discussione in base all'osservazione che classi differenti di farmaci antiipertensivi hanno meccanismi differenti e pertanto possono avere ripercussioni discordanti su pressione periferica e pressione centrale. Ciò spiegherebbe perché alcuni farmaci, a parità di riduzione della pressione arteriosa rilevata con il tradizionale sfigmomanometro, risultino nel tempo più efficaci di altri nel ridurre la frequenza di eventi cardiovascolari. 

Tutto questo ha costituito il razionale del CAFE condotto nell'ambito del trial ASCOT. 

Obiettivo primario del CAFE è stato quello di valutare l’ipotesi che regimi a base di farmaci antiipertensivi differenti possano determinare effetti diversi sulla pressione aortica centrale pur manifestando simili effetti sulla circolazione periferica.

Obiettivo secondario del CAFE è stato la valutazione della relazione esistente tra la pressione aortica centrale e gli esiti clinici dei pazienti ipertesi.

  

 IL TRIAL ASCOT

Il trial ASCOT ha incluso oltre 19.000 uomini e donne con ipertensione arteriosa con un rischio moderato di attacco cardiaco e ictus. Come terapia antiipertensiva, i pazienti hanno ricevuto farmaci moderni, come il calcio-antagonista di terza generazione amlodipina ed eventualmente l’ACE-inibitore perindopril, oppure una terapia più tradizionale, a base di un beta-bloccante (atenololo) ed eventualmente diuretico (tiazidico). In aggiunta, più della metà dei pazienti con una colesterolemia totale normale o solo di poco sopra i limiti della norma era anche trattata con un farmaco ipolipemizzante, atorvastatina, o con placebo, nel corso di una fase parallela dello studio, già concluso nel 2002, al fine di valutare gli effetti aggiuntivi della terapia con statine nell’ipertensione. I risultati finali del trial ASCOT, che è stato condotto nel Regno Unito, in Irlanda e nei Paesi Scandinavi, ha dimostrato che rispetto alle vecchie terapie tradizionali il ricorso a farmaci antiipertensivi moderni come i calcioantagonisti riduce il rischio di ictus di circa il 25%, il rischio coronarico di circa il 15%, il rischio di decesso cardiovascolare di circa il 25%, oltre a diminuire l’insorgenza di nuovi casi di diabete del 30%. E il fatto che i risultati osservati nell’ASCOT con amlodipina siano stati marcatamente favorevoli è dimostrato dalla decisione presa dallo Steering Committe di interrompere anticipatamente il trial alla fine del 2004.  Così facendo sono state recepite le raccomandazioni del Data Safety Monitoring Board che nel corso del follow-up ha rilevato che i pazienti trattati con atenololo/tiazidico erano sempre più svantaggiati rispetto ai pazienti trattati con amlodipina e perindopril.

 

I Pazienti del CAFE

Nel sottostudio sono stati inclusi i pazienti reclutati presso 5 centri inglesi e irlandesi. Il reclutamento è iniziato un anno dopo l'avvio dell'ASCOT al fine di includere nel trial solo quei pazienti che avevano raggiunto valori di pressione arteriosa con il trattamento assegnato sufficientemente stabili.

Per essere inclusi nel trial i pazienti dovevano soddisfare i seguenti criteri:

Ø Nessuna chiara indicazione o controindicazione a uno dei trattamenti selezionati dal trial

Ø  Disponibilità a essere seguiti regolarmente presso un centro medico per 5 anni

Ø  Rilievo di una pressione arteriosa basale superiore a 160/100 mm Hg senza trattamento o superiore a 140/90 mm Hg nonostante il trattamento in atto

Ø  Età compresa tra 40 e 79 anni

Ø Nessuna storia di infarto miocardico o evidenza clinica di cardiopatia ischemica

Ø               Presenza di 3 o più fattori di rischio cardiovascolare (Tabella 1)

Tabella 1. Fattori di rischio cardiovascolare

Fumo

Vasculopatia periferica

Ipertrofia ventricolare sinistra

Storia di evento cerebrovascolare

Storia di cardiopatia ischemica giovanile in un parente di 1° grado

Sesso maschile

Microalbuminuria/proteinuria

Età superiore a 55 anni

Diabete non insulino-dipendente

 

  

Le Misurazioni della Pressione Arteriosa

La pressione arteriosa a livello brachiale è stata misurata in posizione seduta secondo le regole tradizionali, mentre la pressione aortica centrale è stata misurata con un apparecchio oscillometrico semiautomatico (Omron 705CP).

Nell'arco dei 4 anni di studio sono state effettuate oltre 17.000 misurazioni di pressione centrale, con una media di 3,4 misurazioni per ciascun paziente.

Disegno dello studio

La popolazione del CAFE è stata inizialmente costituita da 2.199 pazienti, ma lo studio ha riguardato i 2.073 pazienti con una misurazione attendibile della pressione aortica centrale (Figura 1). I pazienti selezionati avevano caratteristiche simili a quelle dei pazienti dell'ASCOT: circa il 90% era già in terapia antiipertensiva prima di iniziare lo studio, l'11% era in terapia con un farmaco ipolipemizzante e il 25% era trattato con aspirina. Circa il 50% dei pazienti di ciascun gruppo terapeutico in esame ha dovuto ricorrere a un secondo farmaco antiipertensivo per controllare la propria pressione arteriosa durante lo studio.

In accordo al disegno aperto, prospettico e in cieco del trial, tutti i pazienti sono stati randomizzati in due gruppi di terapia antiipertensiva: 1.042 pazienti sono stati trattati con un regime a base di amlodipina, mentre 1.031 pazienti hanno ricevuto un regime a base di beta-bloccante.

Figura 1. Disegno del trial CAFE

CAFE-FIG1.JPG (25058 bytes)

Protocollo di studio

Dopo le 4 settimane iniziali di ‘run in’, è stata effettuata la randomizzazione a ricevere amlodipina eventualmente associata a perindopril in caso di controllo non ottimale della pressione arteriosa (gruppo-amlodipina) o atenololo eventualmente associato a un diuretico tiazidico e a potassio (gruppo-atenololo) secondo un algoritmo di trattamento pre-specificato.

Il protocollo di trattamento prevedeva che la pressione arteriosa sisto-diastolica fosse ridotta a meno di 140-90 mm Hg nei pazienti normoglicemici e  a meno di 130-80 mm Hg nei pazienti diabetici.

I due regimi antiipertensivi studiati sono stati applicati secondo 6 step incrementali,  via via adottati in base al raggiungimento dei valori ‘prefissati’ di pressione arteriosa (Tabella 2).

Amlodipina e atenonolo hanno costituito i farmaci usati in prima battuta.

Tabella 2. Gli schemi di terapia del trial CAFE

 

Terapia “nuova”

Terapia “tradizionale”

Step 1

Amlodipina

5 mg

Atenololo

50 mg

Step 2

Amlodipina

10 mg

Atenololo

100 mg

Step 3

Amlodipina

10 mg

Atenololo

100 mg

 

Perindopril

4 mg

Tiazidico + Potassio

1,25 mg

Step 4

Amlodipina

10 mg

Atenololo

100 mg

 

Perindopril

4 mg

Tiazidico + Potassio

1,25 mg

Step 5

Amlodipina

10 mg

Atenololo

100 mg

 

Perindopril

8 mg

Tiazidico + Potassio

2,5 mg

 

Doxazosina

4 mg

Doxazosina

4 mg

Step 6

Amlodipina

10 mg

Atenololo

100 mg

 

Perindopril

8 mg

Tiazidico + Potassio

2,5 mg

 

Doxazosina

8 mg

Doxazosina

8 mg

                                                                                                                                                                                                                              

In accordo al protocollo dello studio, se i valori ‘target’ di pressione arteriosa non erano raggiunti dopo lo ‘step 6’, poteva essere associato un altro farmaco antiipertensivo diverso da quelli prescritti nei due diversi gruppi studiati.

 

La tecnica di misurazione della pressione aortica centrale

La pressione aortica centrale è stata misurata in modo non invasivo e semiautomatico con il metodo oscillometrico utilizzando l’apparecchio Omron 705CP. Dopo la misurazione della pressione arteriosa a livello brachiale, venivano registrate le onde di pressione dell’arteria radiale a intervalli di 10 secondi con un tonometro Millar (SCP-301, Millar Instruments) e successivamente tali onde venivano processate con un software dedicato (SphygmoCor version 7, AtCor).

Il programma computerizzato riesce a ricostruire la forma d’onda della pressione aortica centrale a partire dall’onda dell’arteria radiale registrata a livello del polso.

Ogni curva di pressione aortica centrale è stata quindi ulteriormente elaborata elettronicamente al fine di misurare i seguenti parametri: a) il tempo al picco della prima componente dell’onda pressoria (T1); b) il tempo al picco della seconda componente dell’onda pressoria (T2); c) la pressione registrata a T1 (P1); d) la differenza pressoria tra la minima pressione e la pressione a T1 e il picco di pressione (DP); e)  la differenza tra la pressione a T1 e la massima pressione registrata, corrispondente alla pressione sistolica aortica centrale (‘augmentation index’ o indice di incremento pressorio).

Figura 2. Curva di pressione aortica centrale

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DP: pressione diastolica aortica centrale;     SP: pressione sistolica aortica centrale

 

I Risultati

La pressione sistolica brachiale è risultata ben controllata con entrambi i regimi terapeutici impiegati durante i 4 anni dello studio e non sono state evidenziate differenze significative tra i due gruppi di trattamento (Tabella 3).

La pressione diastolica brachiale è risultata lievemente ma significativamente più bassa nei pazienti randomizzati al regime a base di amlodipina, e la pressione differenziale (differenza tra i valori di pressione arteriosa sistolica e diastolica) brachiale, è risultata addirittura più alta, anche se in maniera non statisticamente significativa, nei pazienti nel gruppo trattato con amlodipina.

La frequenza cardiaca, infine, è risultata significativamente più bassa nei pazienti del gruppo-atenololo.

Tabella 3. Differenze di pressione arteriosa brachiale e di frequenza cardiaca tra i due gruppi di trattamento

Parametro

Atenololo

Amlodipina

Differenza Media

(Atenololo-Amlodipina)

Pressione Arteriosa

Sistolica Brachiale

133,9 mm Hg

133,2 mm Hg

- 0,7 mm Hg

Pressione Arteriosa

Diastolica Brachiale

78,6 mm Hg

76,9 mm Hg

- 1,6 mm Hg

Pressione Differenziale Brachiale

55,3 mm Hg

56,2 mm Hg

+ 0,9 mm Hg

Frequenza cardiaca

58,6 bpm

69,3 bpm

+ 10,7 bpm

 Nonostante i valori pressori misurati a livello brachiale siano risultati simili nei due gruppi (con una differenza di solo 0,7 mm Hg a favore dell’amlodipina, NS), la pressione aortica sistolica centrale e la pressione aortica centrale differenziale sono risultate significativamente (p<0,0001) più basse durante tutto lo studio nel gruppo assegnato al regime a base di amlodipina rispetto ai pazienti assegnati al regime a base di atenololo  (Tabella 4).

Tabella 4. Differenze di pressione centrale tra i due gruppi di trattamento

Parametro

Atenololo

Amlodipina

Differenza Media

(Atenololo-Amlodipina)

Pressione Arteriosa

Sistolica Brachiale

 

125,5 mm Hg

 

121,2 mm Hg

 

- 4,3 mm Hg

Pressione Differenziale

Centrale

 

46,4 mm Hg

 

43,3 mm Hg

 

 

- 3 mm Hg

 La differenza tra pressione sistolica brachiale e pressione aortica sistolica centrale è risultata significativamente maggiore per il trattamento a base di amlodipina (-12,0 mm Hg) rispetto al regime a base di atenololo (-8,4 mm Hg), quale conseguenza della più bassa pressione sistolica centrale osservata con amlodipina durante tutto il trial.

Degno di nota è il fatto che l’andamento delle pressioni arteriose sistoliche registrate a livello della arteria brachiale nei due gruppi di pazienti è rimasto sostanzialmente costante nel tempo (Figura 3). 

Figura 3. Differente andamento della pressione arteriosa sistolica brachiale e centrale durante il periodo di osservazione nei pazienti trattati con un regime a base di amlodipina (linea tratteggiata) e un regime a base di atenololo (linea continua)

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 Oltre ai dati numerici, sono state evidenziate tra i due gruppi di trattamento anche evidenti differenze nella morfologia delle onde pressorie. Al contrario dei pazienti trattati con amlodipina in monoterapia, quelli che seguivano un regime con atenololo in monoterapia hanno mostrato curve di pressione periferica più slargate e un picco sistolico tardivo più accentuato dell’onda aortica centrale (Figura 4).

 

Figura 4. Esempi di pressione arteriosa brachiale (pannello A) e pressione aortica centrale (pannello B) in due pazienti trattati con un regime a base di amlodipina (linea tratteggiata) e un regime a base di atenololo (linea continua) in monoterapia. Si nota come nonostante il picco delle pressioni a livello dell'arteria brachiale sia sostanzialmente coincidente, vi sia una evidente differenza nella forma e nella grandezza delle onde pressorie centrali

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La pressione aortica centrale è stata significativamente più bassa nel tempo per tutta la durata dello studio CAFE nel gruppo di pazienti randomizzato a ricevere un regime a base di amlodipina rispetto al gruppo di pazienti trattato con un regime a base di atenololo. E’ importante notare che tale differenza è stata riscontrata nonostante i pazienti del gruppo-amlodipina avessero una pressione di polso brachiale leggermente più alta  (Figura 5).

  Figura 5. Differenza tra la pressione differenziale brachiale e la pressione differenziale aortica centrale (pressione arteriosa brachiale-pressione aortica centrale) durante il periodo di osservazione nei pazienti trattati con un regime a base di amlodipina (linea tratteggiata) e un regime a base di atenololo (linea continua)

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Prognosi dei pazienti

Uno dei risultati più importanti del trial CAFE riguarda sicuramente il significato prognostico della pressione aortica centrale emerso dalla sofisticata analisi statistica dei dati di follow-up dello studio.

L'end-point clinico composito post-hoc del trial CAFE è stato costituito da tutti gli eventi cardiovascolari e da tutte le procedure di rivascolarizzazione effettuate (by-pass aortocoronarico, angioplastica coronarica) + lo sviluppo di insufficienza renale..

Al termine del periodo di follow-up è stata registrata una riduzione del 16% nell'end-point clinico nei pazienti assegnati al regime a base di amlodipina.

L'analisi multivariata di Cox (Figura 6) ha identificato 4 indici predittivi indipendenti per l'end-point clinico:

1) la pressione differenziale periferica;

2) la pressione differenziale centrale;

3) l'indice di incremento pressorio centrale;

4) l'altezza dell'onda pressoria di eiezione.

Di grande rilievo è il fatto che dopo il necessario aggiustamento statistico per le variabili basali, solo la pressione differenziale centrale ha continuato a risultare un indice predittivo indipendente significativamente associato con l'endpoint clinico composito considerato (P=0.048).

Figura 6. Risultati dell'analisi multivariata della associazione degli indici prognostici indipendenti e dell'endpoint clinico

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Commenti & Implicazioni

 Il trial CAFE dimostra che alcune classi di antiipertensivi sono più efficaci di altri. Anche quando mostrano di avere un simile impatto sulla pressione arteriosa brachiale, infatti, i  farmaci antiipertensivi possono avere effetti sostanzialmente differenti sulla pressione aortica centrale e sull’emodinamica.

Lo studio, in aggiunta, dimostra che la pressione aortica centrale costituisce un indice predittivo di eventi cardiovascolari come l’attacco cardiaco e l’ictus cerebrale più potente del convenzionale valore di pressione sisto-diastolica registrato con lo sfigmomanometro.

Le differenze di pressione aortica centrale, infine,  sembrano costituire uno dei meccanismi alla base dei vantaggi prognostici registrati nel trial ASCOT con il regime a base di amlodipina rispetto al regime terapeutico a base di atenololo.

 

I risultati del trial CAFE, ha commentato Bryan Williams (University of Leicester, Regno Unito) "indicano che è sbagliato diagnosticare e monitorare l’ipertensione arteriosa sulla base delle misurazioni pressorie ottenute con il tradizionale sfigmomanometro. L’errore sta nel fatto che la pressione al braccio non corrisponde affatto alla pressione nel resto dell’organismo e in particolare a quella a livello aortico e cerebrale. Ecco perché quando si usano antiipertensivi che hanno effetti differenti nelle diverse arterie non è possibile limitarsi alla misurazione della sola pressione arteriosa brachiale.

Nel trial CAFE difatti il regime terapeutico a base di amlodipina ha esercitato effetti più favorevoli sulla forma di onda pressoria e sulla pressione dei grandi vasi rispetto al trattamento a base di atenololo. Le differenze tra i due regimi pressori sono state però sottostimate dalle misurazioni pressorie convenzionali e sono state svelate solo dall’analisi computerizzata della forma del’onda pressoria.”

Secondo Andrew Selwyn (Harvard Medical School, Boston, USA), "i risultati del trial CAFE dimostrano che quando si vuole ridurre sia la pressione arteriosa sistolica che la pressione aortica centrale è preferibile ricorrere a uun regime a base di calcioantagonisti che come la amlodipina hanno un effetto vasodilatatore, piuttosto che a un regime a base di betabloccanti che agiscono riducendo frequenza cardiaca e inotropismo cardiaco. Inoltre, quando all’amlodipina viene associata una statina si ottiene un ulteriore vantaggio clinico-prognostico con la riduzione della mortalità, degli eventi ischemici cardiaci e degli ictus. Il trial CAFE, a questo proposito, è in linea con i dati dello studio CARDS (Collaborative Atorvastatin Diabetes Study) nel confermare che l’atorvastatina anche al dosaggio relativamente basso di 10 mg al giorno ha un potente effetto di riduzione del colesterolo LDL con un ottimo profilo di tollerabilità.”

Nel commento editoriale pubblicato su Circulation in allegato ai risultati del CAFE,  Suzanne Oparil (University of Alabama, Birmingham, USA), "i risultati del trial CAFE offrono una spiegazione sul perché alcuni farmaci assicurino una maggiore protezione dal danno d’organo rispetto al altri. In particolare, il dato che i beta-bloccanti non riducano la  pressione aortica centrale  a differenza di altri antiipertensivi come i calcioantagonisti è in accordo con i risultati delle meta-analisi che dimostrano che  il beta-blocco non previene lo sviluppo di malattia cardiovascolare. Queste evidenze giustificano la posizione di molti opinion leader che attualmente non raccomandano più l’uso dei beta-bloccanti come farmaci antiipertensivi di prima scelta a meno che non siano presenti indicazioni specifiche, come una insufficienza cardiaca o un pregresso infarto miocardico.

Secondo Joseph Izzo (Buffalo School of Medicine, Buffalo, New York, USA), "i risultati del trial CAFE indicano che d'ora in poi i medici non dovranno più limitarsi a soffermarsi sulla pressione arteriosa rilevata a livello brachiale. Infatti, visto che la pressione arteriosa sistolica non è costante lungo l'albero arterioso, la pressione brachiale non può essere in grado di rilevare le eventuali differenze nella pressione aortica centrale nè tantomeno può quantificare l'impatto che le diverse forme d'onda pressoria hanno sui vari organi e apparati."

Ma gli insegnamenti del CAFE non si limitano a considerazioni diagnostiche ma hanno anche importanti implicazioni terapeutiche, che riguardano i diversi meccanismi di azione dei farmaci antiipertensivi. "I farmaci senza favorevoli effetti sulla meccanica arteriosa come i betabloccanti" ha sottolineato Izzo "sembrano assicurare una minore protezione nei confronti della prevenzione del danno d'organo. Al contrario, come dimostrano proprio i risultati del trial ASCOT, farmaci come il calcioantagonista amlodipina assicurano maggiori effetti sulla pressione aortica centrale e con ripercussioni molto favorevoli sull'emodinamica di tutti gli organi e gli apparati dell'organismo."

Alla luce dei risultati del trial CAFE, ha concluso Bryan Williams "è oggi chiaro che nell'ASCOT sono stati sottostimati gli effetti benefici esercitati sulla pressione arteriosa dal regime a base di amlodipina rispetto al regime a base di atenololo. Il miglioramento prognostico riscontrato nei pazienti trattati con amlodipina, difatti, è stato sicuramente dovuto alla consistente riduzione esercitata dal calcioantagonista non tanto a livello della arteria brachiale ma soprattutto sulla pressione aortica centrale."

Ecco perché i ricercatori dell’ASCOT si sono detti convinti che grazie ai risultati del loro studio assisteremo molto rapidamente anche a una modifica delle raccomandazioni internazionali sulla terapia dell’ipertensione.   

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