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American Society of Hypertension

21st Annual Scientific Meeting and Exposition

16 - 20 Maggio 2006, New York, USA

 

I risultati di un nuovo trial su amlodipina presentati al tradizionale meeting americano sull’ipertensione arteriosa

 

Amlodipina decisiva nei diabetici ipertesi

 

L’aggiunta del calcio-antagonista alla terapia in atto necessaria per raggiungere i valori ‘target’

 

 

Amlodipina in aggiunta a una monoterapia a base di ACE-inibitore o sartano è altamente efficace nel controllare la pressione arteriosa dei pazienti diabetici. Sono questi i risultati salienti del trial Amlodipine Diabetic Hypertension Efficacy Response Evaluation Trial (ADHT) presentati durante il 21° Congresso dell’American Society of Hypertension, svoltosi quest’anno a New York dal 16 al 20 maggio.

“I pazienti diabetici con elevata pressione arteriosa” premette Joel M Neutel, MD, dell’Orange County Heart Institute and Research Center, Orange, California,  “hanno un rischio cardiovascolare ben più elevato dei pazienti senza diabete, ma ciononostante oltre l’80% di essi presenta valori pressori decisamente superiori alla pressione ‘target’ di 130/80 mm Hg stabilita dalle vigenti linee guida internazionali.”

Proprio la cura dell’ipertensione arteriosa nel paziente diabetico richiede spesso una terapia di combinazione.

“Questi pazienti” spiega Neutel “devono essere trattati in modo aggressivo e pertanto il ricorso a due antiipertensivi risulta sempre più efficace nel ridurre la pressione arteriosa piuttosto che l’aumento di dosaggio di un singolo farmaco. D’altra parte l’ipertensione nel diabetico è una situazione patologica multifattoriale che obbliga a bloccare più di un sistema fisiopatologico per essere curata correttamente.”

Proprio in base a queste premesse è stato condotto l’ADHT, un trial multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, che ha avuto come obiettivo la valutazione della sicurezza d’uso e dell’efficacia dell’aggiunta di amlodipina a una monoterapia preesistente con l’ACE-inibitore quinapril o con il bloccante recettoriale dell’angiotensina losartan.

Nello studio sono stati inclusi 739 pazienti con diabete mellito di tipo 2 e ipertensione arteriosa lieve-moderata. I pazienti sono stati inizialmente randomizzati a ricevere quinapril (da 20 a 40 mg al giorno) o losartan (da 20 a 100 mg al giorno) per 8 settimane. Al termine della fase di monoterapia, è stata riscontrata una pressione arteriosa ancora superiore a 130/80 mm Hg in 331 pazienti che sono stati ulteriormente randomizzati a ricevere placebo o amlodipina (alla dose iniziale di 5 mg/die e poi dopo 6 settiman se necessario alla dose di 10 mg/die).

“La terapia di combinazione con quinapril o losartan più amlodipina” riporta Neutel “ha consentito di raggiungere i valori ‘obiettivo’ di pressione arteriosa (<130/80 mm Hg) nel 27,49% dei pazienti, una proporzione decisamente più alta del 12,50% dei pazienti lasciati in monoterapia.”

L’analisi statistica di confronto tra amlodipina e placebo ha mostrato un ‘odds ratio’ di 2,73 (indici di confidenza al 95%: 1,61-4,64) risultato altamente significativo (P=0.0002).

“Degno di nota” sottolinea Neutel “è che questo risultato non è stato influenzato dalla terapia pre-esistente a dimostrazione che amlodipina è ugualmente efficace quando associata a un ACE-inibitore o a un sartano.”

Risultati simili sono stati riscontrati nella percentuale di pazienti che hanno raggiunto valori di pressione sistolica = 130 mm Hg o valori di pressione diastolica = 80 mm Hg. La variazione media di pressione arteriosa dopo l’aggiunta di amlodipina in entrambi i gruppi è stata pari a -8,9 mm Hg per la pressione sistolica e a -5,4 mmHg per la pressione diastolica.

Nessun evento sfavorevole erio è stato riportato con la terapia di combinazione e più in generale la frequenza di altri effetti collaterali è stata simile e non ha mostrato differenze significative rispetto ai pazienti in monoterapia.

“A proposito di effetti indesiderati” commenta Neutel “è sicuramente importante rimarcare che quando farmaci che hanno effetti complementari sono usati in associazione si osserva in genere una tendenza a una minore incidenza di eventi avversi rispetto alla monoterapia.”

Le implicazioni del trial ADHT sono sicuramente importanti.

“I risultati dello studio” conclude Neutel “confermano ancora una volta che i pazienti diabetici con ipertensione arteriosa devono essere trattati con più farmaci al fine di raggiungere i bassi valori pressori fissati come ‘obiettivo’ della terapia dalle vigenti linee-guida internazionali.”

 

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